Giorgio Da Gai – Historia Limes Club Pordenone

La Russia e la Siria sono nazioni “scomode” questa è l’unica certezza.

Cerchiamo di capire cosa si nasconde dietro il caso Skripal e le accuse al regime siriano. Per fare questo è necessario una premessa. I conflitti moderni sono “guerre ibride”, confronti, dove si mescolano forme diverse di guerra: convenzionale e irregolare (Siria e Ucraina), cibernetica (russiagate) economica (le manovre speculative sul prezzo del gas, del petrolio e sul valore del rublo) mediatica (le immagini delle vittime civili dei bombardamenti russi in Siria, l’uso delle armi chimiche da parte del regime siriano) politica (le Rivoluzioni Arancioni nell’est Europa, il presunto sostegno di Mosca ai “populisti” europei) Nella “guerra ibrida” il fattore mediatico è decisivo, tanto o più di quello militare.

Il caso Skripal e il “gas” di Assad mi ricordano la sceneggiata delle armi chimiche di Saddam. Esempi di guerra mediatica, dove non ci sono limiti alla decenza e nemmeno spazio per la verità. Nel marzo del 2003, gli Stati Uniti per bocca del Segretario di Stato Colin Powell, sostennero di avere “solide prove” sul possesso di armi chimiche da parte dell’Iraq. Questo giustificò la “guerra preventiva”, l’invasione del Paese da parte degli anglo-americani. Le armi chimiche non furono trovate, ma gli Stati Uniti e la Gran Bretagna avevano raggiunto il loro scopo: abbattere Saddam e prendersi l’Iraq.

1 Il Segretario di Stato Colin Powell agita una fialetta di presunta Antrace

Il caso Skripal.

Il governo inglese accusa la Russia di aver avvelenato l’ex spia sovietica Sergey Skripal e sua figlia Yulia con il gas nervino Novichock (Salisbury 4 marzo 2018). Un’accusa che mi lascia perplesso per vari motivi.

Primo il movente. Non vedo quale interesse hanno i servizi segreti russi a eliminare un’ex spia inattiva da anni e quindi innocua. Un vecchio che sopravvive con la pensione del governo britannico. Forse una vendetta? Se questo era il movente, Skripal poteva essere eliminato in modo discreto, senza lasciare traccia; non avvelenandolo con un agente tossico prodotto in passato nei loro laboratori sovietici. I servizi segreti russi non sono così stupidi.

Secondo la mancanza di prove. Londra accusa Mosca ma non fornisce le prove, solo supposizioni, ipotesi da dimostrare. In un’intervista concessa a Sky News Gary Aitkenhead, il capo esecutivo dei laboratori governativi britannici ha dichiarato che non è possibile definire in quale Paese possa essere stata prodotto il Novichock. La formula di tale agente chimico è di pubblico dominio dagli anni 90, da quando uno dei suoi creatori, Vil Mirzanyanov fuggì negli Stati Uniti.

Terzo, la dura reazione di Londra e degli alleati atlantici. Dall’Europa e dagli Stati Uniti sono stati espulsi 150 diplomatici russi. Una reazione sproporzionata che la Gran Bretagna non ebbe nel caso Litvinenko, l’ex agente del KGB ucciso a Londra nel 2006 con il Polonio radioattivo.

Alle espulsioni di Londra, Mosca ha reagito espellendo altrettanti diplomatici, tra questi anche due italiani. Il nostro governo privo di autorevolezza e dignità si è accodato alle decisioni di Londra e di Washington, ha espulso due diplomatici russi; senza appurare la colpevolezza di Mosca e senza chiedersi se fosse conveniente inasprire i rapporti con la stessa.

L’ex spia russa Skripal, il premier britannico Theresa May, il presidente russo Vladimir Putin

Assad e le armi chimiche.

I ribelli accusano il regime siriano di aver usato le armi chimiche a Douma sobborgo di Damasco; ma anche in questo caso mancano il movente e le prove.

Manca il movente, Assad non ha interesse a usare le armi chimiche contro i ribelli proprio adesso che sta vincendo la guerra; armi che possano provocare solo un intervento americano, o aumentare l’isolamento politico del regime siriano. Assad non è uno stupido, usando le armi chimiche farebbe il gioco dei suoi nemici: i ribelli, che sperano nell’intervento militare straniero per vincere una guerra perduta; le nazioni ostili al regime siriano, che attendono un casus belli per attaccare la Siria.

Mancano le prove. Non è la prima volta che il regime siriano è accusato di aver usato armi chimiche contro i ribelli; ma in questo come in altri casi, i responsabili non sono stati identificati. Il 21 agosto 2013, a Ghouta quartiere est di Damasco, fu compiuta una strage usando il gas nervino Sarin, morirono oltre 1300 persone tra cui molti bambini. La responsabilità della strage fu attribuita ad Assad, che si dichiarò innocente e per evitare future accuse decise la distruzione dell’arsenale chimico, la Russia si fece garante dell’operazione; una parte consistente di detto arsenale (560 tonnellate) fu inviato in Italia per essere smaltito, arrivò nel Porto di Gioia Tauro (RC). Il rapporto ONU sulla strage Ghouta non ha mai identificato gli autori, si presume che la strage sia stata provocata dall’imperizia dei ribelli nel manipolare le armi chimiche. Nell’aprile del 2017 la situazione si ripete nella cittadina di Khan Shaykhun (Idlib) al confine turco, l’aviazione siriana è accusata di aver usato armi chimiche; in realtà i caccia siriani colpirono delle palazzine, dove erano stoccati dei prodotti chimici provocandone la diffusione nell’ambiente, ci furono 86 morti uno su tre era un bambino.

Tante ipotesi una certezza, Russia e Siria sono nazioni “scomode” agli Stati Uniti e ai loro alleati.

La Russia è una rinata potenza globale che sfida l’ordine unipolare imposto dagli Stati Uniti. Londra con il caso Skripal ha agito in difesa degli interessi atlantici, il Regno Unito è una “piccola” potenza, l’alleato più fedele degli Stati Uniti in Europa dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Putin è troppo forte per essere rovesciato con una “rivoluzione arancione”; improponibile abbatterlo manu militari come avvenuto con Saddam o con Gheddafi, resta la carta dell’isolamento internazionale. Gli Stati Uniti e i loro alleati vogliono isolare la Russia affinché i vertici russi abbandonino Putin. Il caso Skripal è parte di questa strategia.

La Siria alleata della Russia e dell’Iran ostacola gli interessi degli Stati Uniti e dei loro alleati In Medio Oriente. Per gli americani il conflitto siriano è stato un disastro: Assad sta vincendo la guerra grazie al sostegno russo-iraniano; dai colloqui di Pace sulla Siria sono stati esclusi gli Stati Uniti e l’Europa (vertice di Astana in Kazakistan, gennaio – giugno 2017); la Turchia ex alleata degli Stati Uniti è stata costretta a scendere a patti con Assad e ora combatte i curdi appoggiati dagli americani. Gli Stati Uniti non vogliono perdere il controllo del Medioriente, puntano su un forte intervento militare per modificare la situazione a loro favore; ma tale intervento deve essere giustificato all’opinione pubblica nazionale e internazionale, l’uso armi chimiche da parte del regime siriano fornirebbero il casus belli alla Casa Bianca.

Gli Stati Uniti non saranno soli, avranno accanto a se i francesi, come assicura il Presidente Emmanuel Macron; l’Africa e il Medio Oriente, sono lo spazio geopolitico in cui agisce la Francia, potenza neocoloniale europea. A sostenere l’intervento americano ci saranno anche Londra e l’Arabia Saudita.

In Siria Trump è spinto a intervenire non solo per ragioni di politica estera ma anche per ragioni di politica interna: l’8 novembre si terranno le elezioni di medio mandato (Mid Term Elections) Trump vittima del russiagate potrebbe sfruttare la situazione siriana per dimostrare al Paese che con la Russia non ha alcun legame. Nulla di nuovo sotto il sole, nel 2011, il consenso interno fu uno dei motivi che indussero il presidente francese Sarkozy ad attaccare la Libia. Ora si tratta di capire se l’intervento americano sarà di facciata, come quello dell’aprile del 2017 sull’aeroporto siriano di Shayrat – Homs (gli americani distrussero solo dei vecchi Mig siriani e non colpirono le truppe russe); oppure scatenerà una guerra, come in Kosovo nel 1999 quando la Nato attaccò la Serbia. In quest’ultima ipotesi le conseguenze potrebbero essere gravi: un conflitto tra superpotenze dagli esiti imprevedibili, l’acuirsi dei conflitti in Medio Oriente, la crescita della minaccia islamista. Questo ipotetico conflitto coinvolgerebbe l’Italia: a causa della posizione strategica che occupa nel Mediterraneo e a causa delle basi americane presenti sul nostro territorio. Come in Libia sarà una guerra dove avremo tutto da perdere e niente da guadagnare.

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